1-60 MACHIAVELLI

[Come il consolato e qualunque altro magistrato in Roma si dava sanza rispetto di etá.]

 

Ei si vede per l'ordine della istoria, come la Republica romana, poiché il Consolato venne nella Plebe, concesse quello ai suoi cittadini sanza rispetto di età o di sangue; ancora che il rispetto della età mai non fusse in Roma, ma sempre si andò a trovare la virtù, o in giovane o in vecchio che la fusse. Il che si vede per il testimone di Valerio Corvino, che fu fatto Consolo in ventitré anni: e Valerio detto, parlando ai suoi soldati, disse come il Consolato era "praemium virtutis, non sanguinis". La quale cosa se fu bene considerata o no, sarebbe da disputare assai. E quanto al sangue, fu concesso questo per necessità; e quella necessità che fu in Roma, sarebbe in ogni città che volesse fare gli effetti che fece Roma, come altra volta si è detto: perché e' non si può dare agli uomini disagio sanza premio, né si può tôrre loro la speranza di conseguire il premio sanza pericolo. E però a buona ora convenne che la Plebe avessi speranza di avere il Consolato: e di questa speranza si nutrì un pezzo sanza averlo; dipoi non bastò la speranza, che e' convenne che si venisse allo effetto. Ma la città che non adopera la sua plebe a alcuna cosa gloriosa, la può trattare a suo modo come altrove si disputò: ma quella che vuol fare quel che fe' Roma, non ha a fare questa distinzione. E dato che così sia, quella del tempo non ha replica anzi è necessaria: perché nello eleggere uno giovane in un grado che abbi bisogno d'una prudenza di vecchio, conviene, avendovelo a eleggere la moltitudine, che a quel grado lo facci pervenire qualche sua notabilissima azione. E quando uno giovane è di tanta virtù, che si sia fatto in qualche cosa notabile conoscere; sarebbe cosa dannosissima che la città non se ne potessi valere allora, e che l'avesse a aspettare che fosse invecchiato con lui quel vigore dell'animo e quella prontezza, della quale in quella età la patria sua si poteva valere: come si valse Roma di Valerio Corvino, di Scipione e di Pompeio, e di molti altri, che trionfarono giovanissimi.

1-60 GUICCIARDINI

[Come il consolato e qualunque altro magistrato in Roma si dava sanza rispetto di etá.]

 

Non si ricorda el Discorso, che Scipione Africano minore non potette essere fatto consule se per legge particulare non gli fu prima levato el divieto della etá; non che Cicerone nel . . . . . dice, che a chi è di etá di trentatré anni manca el tempo di dieci anni a essere consule; e se in Valerio Corvino fu altrimenti, bisogna dire, e cosí è con veritá, che altri furono gli ordini nel principio della republica, altri nacquono in progresso di tempo. Come ancora fu del tempo de' magistrati, perché ne' princípi non vi era proibizione che non si potessi continuare el consulato, ed almanco chi era consule ora, poteva fra poco tempo essere di nuovo eletto consule; ma di poi fu fatta una legge che tra l'uno consulato e l'altro dovessi essere almanco intervallo di dieci anni. Le quali due legge, cioè del divieto della etá e del tempo, se sono utile alle republiche o no, si tratterá in altro luogo, perché in questo non è nostra considerazione non essendo trattate nel Discorso.

INDICE

INDICE