1-39 MACHIAVELLI

[In diversi popoli si veggano spesso i medesimi accidenti.]

 

E' si conosce facilmente, per chi considera le cose presenti e le antiche, come in tutte le città ed in tutti i popoli sono quegli medesimi desiderii e quelli medesimi omori, e come vi furono sempre. In modo che gli è facil cosa, a chi esamina con diligenza le cose passate, prevedere in ogni republica le future, e farvi quegli rimedi che dagli antichi sono stati usati; o, non ne trovando degli usati, pensarne de' nuovi, per la similitudine degli accidenti. Ma perché queste considerazioni sono neglette, o non intese da chi legge, o, se le sono intese, non sono conosciute da chi governa; ne seguita che sempre sono i medesimi scandoli in ogni tempo. Avendo la città di Firenze, dopo il 94, perso parte dello imperio suo, come Pisa ed altre terre, fu necessitata fare guerra a coloro che le occupavano. E perché chi le occupava era potente, ne seguiva che si spendeva assai nella guerra, sanza alcun frutto; dallo spendere assai, ne risultava assai gravezze; dalle gravezze, infinite querele del popolo: e perché questa guerra era amministrata da uno magistrato di dieci cittadini che si chiamavano i Dieci della guerra, l'universale cominciò a recarselo in dispetto, come quello che fusse cagione e della guerra e delle spese d'essa; e cominciò a persuadersi che, tolto via detto magistrato, fusse tolto via la guerra, tanto che, avendosi a rifare, non se gli fecero gli scambi; e lasciatosi spirare, si mandarono le azioni sue alla Signoria. La quale diliberazione fu tanto perniziosa, che, non solamente non levò la guerra, come lo universale si persuadeva, ma, tolto via quegli uomini che con prudenza l'amministravano, ne seguì tanto disordine, che, oltre a Pisa, si perdé Arezzo e molti altri luoghi: in modo che, ravvedutosi il popolo dello errore suo, e come la cagione del male era la febbre e non il medico, rifece il magistrato de' Dieci. Questo medesimo omore si levò in Roma contro al nome de' Consoli: perché veggendo quello popolo nascere l'una guerra dall'altra, e non poter mai riposarsi; dove e' dovevano pensare che la nascessi dall'ambizione de' vicini che gli volevano opprimere, pensavano nascessi dall'ambizione de' nobili, che, non potendo dentro in Roma gastigare la Plebe difesa dalla potestà tribunizia, la volevon condurre fuora di Roma sotto i Consoli, per oppressarla dove la non aveva aiuto alcuno. E pensarono, per questo, che fusse necessario o levar via i Consoli, o regolare in modo la loro potestà, che e' non avessono autorità sopra il popolo né fuori né in casa. Il primo che tentò questa legge, fu uno Terentillo tribuno; il quale proponeva che si dovessero creare cinque uomini che dovessero considerare la potenza de' Consoli, e limitarla. Il che alterò assai la Nobilità, parendogli che la maiestà dello imperio fusse al tutto declinata, talché alla Nobilità non restasse più alcun grado in quella Republica. Fu nondimeno tanta l'ostinazione de' Tribuni, che 'l nome consolare si spense; e furono in fine contenti, dopo qualche altro ordine, più tosto creare Tribuni con potestà consolare, che Consoli: tanto avevano più in odio il nome che l'autorità loro. E così seguitarono lungo tempo, infine che, conosciuto l'errore loro, come i Fiorentini ritornarono a' Dieci, così loro ricreorno i Consoli.

1-39 GUICCIARDINI

[In diversi popoli si veggano spesso i medesimi accidenti.]

 

Io non credo che la querela de' fiorentini contro al magistrato de' dieci fussi al tutto sanza ragione; perché secondo gli ordini antichi della cittá fatti in diversa spezie di governo, quello magistrato aveva piú autoritá che non comportava una libertá bene ordinata, essendo in potestá loro fare sanza participazione di altri, pace, guerre, triegue, leghe, soldare capitani chi e quanti e come volevono, spendere tutti e' danari sanza alcuno stanziamento o freno, ed avendo generalmente nelle cose appartenenti alla guerra tanta autoritá, quanta el popolo fiorentino. Dalla quale autoritá troppo assoluta nacquono in buona parte le opinione populare di non volere servire piú quello magistrato; ma avendo mostrato la esperienzia che se bene la troppa autoritá era perniziosa, era anche dannosissimo alla cittá mancare ne' tempi difficili di uno magistrato di uomini prudenti che vigilassi ed indirizzassi le cose, cognoscendo con le bastonate quello di che non erano stati capaci con la ragione, creorono di nuovo el magistrato de' dieci sopra la guerra, limitandogli la autoritá in quelle cose che erano giudicate pericolose, alle quali ordinorono bisognassi la participazione degli ottanta. E fu questa deliberazione tale che mai piú poi, eziandio in tempo di pace, si fece difficultá di creare quello magistrato, chiamandoli non dieci di balía come prima per la autoritá assoluta che avevano, ma dieci di libertá e pace. Non è simile lo esemplo di Terentillo, perché la autoritá de' consuli, quando non erano nelle espedizione, non era in parte alcuna assoluta, ma sottoposta alla provocazione al populo, impedita dalla intercessione de' tribuni, ed in tutte le cose gravi piú tosto esecutrice de' pareri del senato che padrona, e però vi era manco cagione di moderarla, anzi era moto tutto sedizioso ed a fine di introducere uno governo interamente populare e licenzioso. Donde nacque che ancora che in quelli tempi la plebe potessi assai e fussi molto volta a battere e' magistrati patrizi, si difese piú facilmente la autoritá consulare come autoritá non troppa, ma moderata e conveniente.

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