1-3 MACHIAVELLI

[Quali accidenti facessono creare in Roma i tribuni della plebe, il che fece la republica piú perfetta.]

 

Come dimostrano tutti coloro che ragionano del vivere civile, e come ne è piena di esempli ogni istoria, è necessario a chi dispone una republica, ed ordina leggi in quella, presupporre tutti gli uomini rei, e che li abbiano sempre a usare la malignità dello animo loro, qualunque volta ne abbiano libera occasione; e quando alcuna malignità sta occulta un tempo, procede da una occulta cagione, che, per non si essere veduta esperienza del contrario, non si conosce; ma la fa poi scoprire il tempo, il quale dicono essere padre d'ogni verità. Pareva che fusse in Roma intra la Plebe ed il Senato, cacciati i Tarquini, una unione grandissima; e che i Nobili avessono diposto quella loro superbia, e fossero diventati d'animo popolare, e sopportabili da qualunque ancora che infimo. Stette nascoso questo inganno, né se ne vide la cagione, infino che i Tarquinii vissero; dei quali temendo la Nobilità, ed avendo paura che la Plebe male trattata non si accostasse loro, si portava umanamente con quella: ma, come prima ei furono morti i Tarquinii, e che ai Nobili fu la paura fuggita, cominciarono a sputare contro alla Plebe quel veleno che si avevano tenuto nel petto, ed in tutti i modi che potevano la offendevano. La quale cosa fa testimonianza a quello che di sopra ho detto che gli uomini non operono mai nulla bene, se non per necessità; ma, dove la elezione abonda, e che vi si può usare licenza, si riempie subito ogni cosa di confusione e di disordine. Però si dice che la fame e la povertà fa gli uomini industriosi, e le leggi gli fanno buoni. E dove una cosa per sé medesima sanza la legge opera bene, non è necessaria la legge; ma quando quella buona consuetudine manca, è subito la legge necessaria. Però mancati i Tarquinii, che con la paura di loro tenevano la Nobilità a freno, convenne pensare a uno nuovo ordine che facesse quel medesimo effetto che facevano i Tarquinii quando erano vivi. E però, dopo molte confusioni, romori e pericoli di scandoli, che nacquero intra la Plebe e la Nobilità, si venne, per sicurtà della Plebe, alla creazione de' Tribuni; e quelli ordinarono con tante preminenzie e tanta riputazione, che poterono essere sempre di poi mezzi intra la Plebe e il Senato, e ovviare alla insolenzia de' Nobili.

1-3 GUICCIARDINI

[Quali accidenti facessono creare in Roma i tribuni della plebe, il che fece la republica piú perfetta.]

 

È posto troppo assolutamente che gli uomini non operano mai bene se non per necessitá, e che chi ordina una republica gli debbe presupporre tutti cattivi, perché molti sono che, etiam avendo facultá di fare male, fanno bene, e tutti gli uomini non sono cattivi. È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare male, non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al bene, ed a tutti, data paritate terminorum, piace piú el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che piú presto si debbe chiamare monstro che uomo. È adunche ognuno naturalmente inclinato al bene; ma perché la natura nostra è fragile, e nel vivere umano si riscontra a ogni passo nelle occasione che possono divertire dal bene, come è la voluttá, la ambizione, la avarizia, e' savi, prevedendo questo pericolo, dove hanno potuto tôrre agli uomini la facultá del fare male, l'hanno fatto; e dove non si è potuto fare assolutamente, perché non si può fare sempre, anzi rare volte, aggiunsono altro rimedio, cioè allettare gli uomini al bene co' premi, e spaventargli dal fare male con le pene. La causa dello eleggere e' tribuni fu quella che si dice nel Discorso, cioè per fare una difesa alla plebe contro alla nobilitá cioè e' patrizi; el quale effetto risultava in quattro modi: el primo, che avendo la plebe uno magistrato particulare veniva a avere uno capo publico, col quale si poteva consultare e trattare e' commodi suoi, ed a chi avendo la plebe ricorso, non era disprezzata come corpo che non avessi capo; el secondo, per la autoritá dello intercedere, che era tale che non si poteva in Roma fare alcuna deliberazione publica contro alla voluntá pure di uno solo de' tribuni; el terzo, col potere mettere innanzi al popolo nuove legge; el quarto, col chiamare al giudicio del popolo quelli cittadini che paressi a ciascuno di loro. Le quali autoritá non furono intese da principio della loro creazione, ma in processo di tempo o usurpate o ampliate con la interpretazione della legge con la quale furono creati; le quali autoritá non facevano quello che dice el Discorso, cioè che e' tribuni fussino uno magistrato in mezzo tra 'l senato e la plebe, perché bene erano temperamento della potenzia de' nobili, ma non, e converso, della licenzia della plebe.

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