3-24 MACHIAVELLI

[La prolungazione degl'imperi fece serva Roma.]

 

Se si considera bene il procedere della Republica romana, si vedrà due cose essere state cagione della risoluzione di quella Republica: l'una furon le contenzioni che nacquono dalla legge agraria; l'altra, la prolungazione degli imperii: le quali cose se fussono state conosciute bene da principio, e fattovi i debiti rimedi, sarebbe stato il vivere libero più lungo, e per avventura più quieto. E benché, quanto alla prolungazione dello imperio, non si vegga che in Roma nascessi mai alcuno tumulto; nondimeno si vide in fatto, quanto nocé alla città quella autorità che i cittadini per tali diliberazioni presono. E se gli altri cittadini a chi era prorogato il magistrato, fussono stati savi e buoni come fu Lucio Quinzio, non si sarebbe incorso in questo inconveniente. La bontà del quale è di uno esemplo notabile, perché, essendosi fatto intra la Plebe ed il Senato convenzione d'accordo, ed avendo la Plebe prolungato in uno anno lo imperio ai Tribuni, giudicandogli atti a potere resistere all'ambizione de' nobili, volle il Senato, per gara della Plebe e per non parere da meno di lei, prolungare il consolato a Lucio Quinzio: il quale al tutto negò questa diliberazione, dicendo che i cattivi esempli si voleva cercare di spegnergli, non di accrescergli con uno altro più cattivo esemplo, e volle si facessono nuovi Consoli. La quale bontà e prudenza se fosse stata in tutti i cittadini romani, non arebbe lasciata introdurre quella consuetudine di prolungare i magistrati, e da quelli non si sarebbe venuto alla prolungazione delli imperii: la quale cosa, col tempo, rovinò quella Republica. Il primo a chi fu prorogato lo imperio, fu a Publio Philone; il quale essendo a campo alla città di Palepoli, e venendo la fine del suo consolato, e parendo al Senato ch'egli avesse in mano quella vittoria, non gli mandarono il successore, ma lo fecero Proconsolo; talché fu il primo Proconsolo. La quale cosa, ancora che mossa dal Senato per utilità publica, fu quella che con il tempo fece serva Roma. Perché, quanto più i Romani si discostarono con le armi, tanto più parve loro tale prorogazione necessaria, e più la usarono. La quale cosa fece due inconvenienti: l'uno, che meno numero di uomini si esercitarono negl'imperii, e si venne per questo a ristringere la riputazione in pochi: l'altro, che, stando uno cittadino assai tempo comandatore d'uno esercito, se lo guadagnava e facevaselo partigiano; perché quello esercito col tempo dimenticava il Senato e riconosceva quello capo. Per questo Silla e Mario poterono trovare soldati che contro al bene publico gli seguitassono: per questo, Cesare potette occupare la patria. Che se mai i Romani non avessono prolungati i magistrati e gli imperii, se non venivano sì tosto a tanta potenza, e se fussono stati più tardi gli acquisti loro, sarebbono ancora più tardi venuti nella servitù.

3-24 GUICCIARDINI

[La prolungazione degl'imperi fece serva Roma.]

 

Non è dubio che la prorogazione degli imperi fu occasione grande a chi volle occupare la republica; perché era instrumento da farsi amici e' soldati e séguito co' re e nelle nazione e provincie forestiere, ed a' capitani accresceva ricchezza, con la quale potevano corrompere gli uomini, come fece a Cesare el lungo imperio in Gallia. Ma el fondamento principale de' mali fu la corruzione della cittá, la quale, datasi alla avarizia, alle delizie, era in modo degenerata dagli antichi costumi, che ne nacquono le divisione sanguinose della cittá, dalle quali sempre ne' popoli liberi si viene alle tirannide. Di quivi nacque la facilitá di corrompere e' cittadini, e' soldati, di qui potette sperare uno Catilina sanza imperio e sanza eserciti occupare la republica, di qui coniurazione di piú potenti di dividersi fra loro gli imperi e gli eserciti, e con queste forze tenere bassi gli altri, di qui le prorogazione estraordinarie degli imperi come fu quella di Cesare, al quale non la utilitá della republica, non la necessitá della guerra, non la ammirazione della sua virtú, ma la coniurazione con Pompeo e Crasso di occupare la republica, fece imperio decennale. Non era stato prorogato lo imperio a Silla, quando la prima volta venne alle mani con Mario, ma ne fu causa la divisione tra la nobilitá e la plebe; ed avendo la plebe per capo Mario, fu forzata la nobilitá cercarsi uno capo. Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la cittá, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, etiam sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultá di travagliarla per altra via.

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