3-17 MACHIAVELLI

[Che non si offenda uno, e poi quel medesimo si mandi in amministrazione e governo d'importanza.]

 

Debbe una republica assai considerare di non preporre alcuno ad alcuna importante amministrazione, al quale sia stato fatto da altri alcuna notabile ingiuria. Claudio Nerone, il quale si partì dallo esercito che lui aveva a fronte ad Annibale, e con parte d'esso ne andò nella Marca, a trovare l'altro Consolo per combattere con Asdrubale avanti ch'e' si congiugnesse con Annibale, s'era trovato per lo addietro in Ispagna a fronte di Asdrubale, ed avendolo serrato in luogo con lo esercito, che bisognava o che Asdrubale combattesse con suo disavvantaggio o si morisse di fame, fu da Asdrubale astutamente tanto intrattenuto con certe pratiche d'accordo, che gli uscì di sotto, e tolsegli quella occasione di oppressarlo. La quale cosa, saputa a Roma, gli dette carico grande appresso a il Senato ed al popolo; e di lui fu parlato inonestamente per tutta quella città, non sanza suo grande disonore e disdegno. Ma, sendo poi fatto Consolo, e mandato allo incontro di Annibale, prese il soprascritto partito, il quale fu pericolosissimo, talmente che Roma stette tutta dubbia e sollevata infino a tanto che vennono le nuove della rotta di Asdrubale. Ed essendo poi domandato Claudio, per quale cagione avesse preso sì pericoloso partito, dove sanza una estrema necessità egli aveva giucato quasi la libertà di Roma; rispose che lo aveva fatto perché sapeva che, se gli riusciva, riacquistava quella gloria che si aveva perduta in Ispagna; e se non gli riusciva, e che questo suo partito avesse avuto contrario fine, sapeva come e' si vendicava contro a quella città ed a quegli cittadini che lo avevano tanto ingratamente ed indiscretamente offeso. E quando queste passioni di tali offese possono tanto in uno cittadino romano, e in quegli tempi che Roma ancora era incorrotta, si debbe pensare quanto elle possano in uno cittadino d'un'altra città che non sia fatta come era allora quella. E perché a simili disordini che nascano nelle republiche non si può dare certo rimedio, ne seguita che gli è impossibile ordinare una republica perpetua, perché per mille inopinate vie si causa la sua rovina.

3-17 GUICCIARDINI

[Che non si offenda uno, e poi quel medesimo si mandi in amministrazione e governo d'importanza.]

 

Molto piú s'ha a astenere uno principe in non si commettere in chi ha ingiuriato che una republica, perché lo ingiuriato dal principe ricognosce la ingiuria tutta da lui, ma uno ingiuriato da una republica ricognosce piú la ingiuria da qualche particulare che l'ha perseguitato, o si è trovato in magistrato, che dal nome della cittá, e però offendendo la cittá non gli pare vendicarsi. Di poi chi cerca la rovina della patria fa male a' parenti, agli amici, a tutte le cose sue medesime ed a sé proprio, e con infamia di sé medesimo; che non interviene a chi fa contro a uno principe. È ancora piú facile spegnere uno principe che una republica, e per questo uno che sia ingiuriato può essere piú pronto a entrare in questo pensiero. Però io non sarei facile a fuggire uno cittadino ingiuriato dalla sua republica, e massime quando la ingiuria non sia stata molto atroce, nel quale caso si potria avergli rispetto; ma quella di Claudio Nerone allegato nel Discorso è cosa ridicula a credere, che per essere stato calunniato nel tempo era in Spagna ed anche con qualche ragione, avessi avuto tanto sdegno che potessi desiderare di essere rotto; e le parole che lo scrittore dice che lui usò, non furono parole sue ma del Salinatore, el quale doppo el consulato era stato condannato dal popolo, ed avendo ricevuta una tale ignominia, non è maraviglia se ne risentissi piú. El quale se bene parlassi cosí o per sdegno o per certe nature o fantasie che hanno gli uomini, è da credere che in fatto la intendessi altrimenti; e lo mostrano le azione sue, prima, innanzi alla elezione del consulato, che lo recusò ostinatamente insino non fu quasi sforzato da' principali cittadini, il che arebbe desiderato se avessi avuto cupiditá di vendicarsi; di poi che eletto consule fece el possibile per vincere, ed andò molto renitente a fare la giornata con Asdrubale, ancora che avessi detto prima volerla sollecitare.

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