2-12 MACHIAVELLI

[S'egli è meglio, temendo di essere assaltato, inferire o aspettare la guerra.]

 

Io ho sentito da uomini, assai pratichi nelle cose della guerra, qualche volta disputare, se sono dua principi quasi di equali forze, e quello più gagliardo abbi bandito la guerra contro a quell'altro, quale sia migliore partito per l'altro, o aspettare il nimico dentro a' confini suoi, o andarlo a trovare in casa ed assaltare lui: e ne ho sentito addurre ragioni da ogni parte. E chi difende lo andare assaltare altri, ne allega il consiglio che Creso dette a Ciro, quando, arrivato in su' confini de' Massageti per fare loro guerra, la loro regina Tamiri gli mandò a dire, che eleggessi quale de' due partiti volesse; o entrare nel regno suo, dove ella lo aspetterebbe; o volesse che ella venisse a trovare lui. E venuta la cosa in discettazione, Creso, contro alla opinione degli altri, disse che si andasse a trovare lei; allegando che, s'egli la vincesse discosto a il suo regno, che non le torrebbe il regno, perché ella arebbe tempo a rifarsi, ma se la vincesse dentro ai suoi confini, potrebbe seguirla in su la fuga, e, non le dando spazio a rifarsi, torle lo stato. Allegane ancora il consiglio che dette Annibale ad Antioco, quando quel re disegnava fare guerra ai Romani: dove ei mostra come i Romani non si potevano vincere se non in Italia, perché quivi altrui si poteva valere delle armi e delle ricchezze e degli amici loro; ma chi gli combatteva fuora d'Italia, e lasciava loro la Italia libera, lasciava loro quella fonte che mai le manca vita a somministrare forze dove bisogna; e conchiuse che ai Romani si poteva prima tôrre Roma che lo imperio, e prima la Italia che le altre provincie. Allega ancora Agatocle che, non potendo sostenere la guerra di casa, assaltò i Cartaginesi che gliene facevano, e gli ridusse a domandare pace. Allega Scipione che, per levare la guerra di Italia, assaltò la Africa. Chi parla al contrario, dice che chi vuole fare capitare male uno inimico, lo discosti da casa. Allegane gli Ateniesi, che, mentre che feciono la guerra commoda alla casa loro, restarono superiori; e come si discostarono, ed andarono con gli eserciti in Sicilia, perderono la libertà. Allega le favole poetiche, dove si mostra che Anteo, re di Libia, assaltato da Ercole Egizio, fu insuperabile mentre che lo aspettò dentro a' confini del suo regno; ma, come ei se ne discostò per astuzia di Ercole, perdé lo stato e la vita. Onde è dato luogo alla favola che Anteo, sendo in terra, ripigliava le forze da sua madre, che era la Terra, e che Ercole, avvedutosi di questo, lo levò in alto, e discostollo dalla terra. Allegane ancora i giudicii moderni. Ciascuno sa come Ferrando re di Napoli fu ne' suoi tempi tenuto uno savissimo principe: e venendo la fama, due anni davanti la sua morte, come il re di Francia Carlo VIII voleva venire a assaltarlo, avendo fatte assai preparazioni, ammalò; e, venendo a morte, intra gli altri ricordi che lasciò a Alfonso suo figliuolo, fu ch'egli aspettasse il nimico dentro a il regno; e per cosa del mondo non traesse forze fuora dello stato suo, ma lo aspettasse dentro a' suoi confini tutto intero: il che non fu osservato da quello; ma, mandato uno esercito in Romagna, sanza combattere perdé quello e lo stato. Le ragioni che, oltre alle cose dette, da ogni parte si adducono, sono: che chi assalta viene con maggiore animo che chi aspetta, il che fa più confidente lo esercito: toglie, oltre a di questo, molte commodità al nimico di potersi valere delle sue cose, non si potendo valere di que' sudditi che siano saccheggiati; e, per avere il nimico in casa, è constretto il signore avere più rispetto a trarne da loro danari ed affaticargli: sicché ei viene a seccare quella fonte, come disse Annibale, che fa che colui può sostenere la guerra. Oltra di questo, i suoi soldati, per trovarsi nel paese d'altrui, sono più necessitati a combattere; e quella necessità fa virtù, come più volte abbiamo detto. Dall'altra parte si dice: come, aspettando il nimico, si aspetta con assai vantaggio, perché, sanza disagio alcuno, tu puoi dare a quello molti disagi di vettovaglie, e d'ogni altra cosa che abbia bisogno uno esercito: puoi meglio impedirgli i disegni suoi, per la notizia del paese che tu hai più di lui: puoi con più forze incontrarlo, per poterle facilmente tutte unire, ma non potere già tutte discostarle da casa: puoi, sendo rotto, rifarti facilmente; sì perché del tuo esercito se ne salverà assai, per avere i rifugi propinqui; sì perché il supplimento non ha a venire discosto: tanto che tu vieni ad arristiare tutte le forze, e non tutta la fortuna; e, discostandoti, arrischi tutta la fortuna, e non tutte le forze. Ed alcuni sono stati che, per indebolire meglio il suo nimico, lo lasciono entrare parecchi giornate in su il paese loro, e pigliare assai terre; acciò che, lasciando i presidii in tutte, indebolisca il suo esercito, e possinlo dipoi combattere più facilmente. Ma, per dire ora io quello che io ne intendo, io credo che si abbia a fare questa distinzione: o io ho il mio paese armato, come i Romani, o come hanno i Svizzeri, o io l'ho disarmato, come avevano i Cartaginesi, o come l'hanno il re di Francia e gli Italiani. In questo caso, si debbe tenere il nimico discosto a casa; perché, sendo la tua virtù nel danaio e non negli uomini, qualunque volta ti è impedita la via di quello, tu sei spacciato; né cosa veruna te lo impedisce quanto la guerra di casa. In esempli ci sono i Cartaginesi; i quali, mentre che ebbono la casa loro libera, potettono con le rendite fare guerra con i Romani; e quando l'avevano assaltata, non potevano resistere ad Agatocle. I Fiorentini non avevano rimedio alcuno con Castruccio signore di Lucca, perché ei faceva loro la guerra in casa; tanto che gli ebbero a darsi, per essere difesi, al re Ruberto di Napoli. Ma, morto Castruccio, quelli medesimi Fiorentini ebbono animo di assaltare il duca di Milano in casa, ed operare di torgli il regno: tanta virtù mostrarono nelle guerre longinque, e tanta viltà nelle propinque. Ma quando i regni sono armati, come era armata Roma e come sono i Svizzeri, sono più difficili a vincere quanto più ti appressi loro: perché questi corpi possono unire più forze a resistere a uno impeto, che non possono ad assaltare altrui. Né mi muove in questo caso l'autorità d'Annibale, perché la passione e l'utile suo gli faceva così dire a Antioco. Perché, se i Romani avessono avute in tanto spazio di tempo quelle tre rotte in Francia ch'egli ebbero in Italia da Annibale, sanza dubbio erano spacciati: perché non si sarebbono valuti de' residui degli eserciti, come si valsono in Italia; non arebbono avuto, a rifarsi, quelle commodità; né potevono con quelle forze resistere al nimico, che poterono. Non si truova, per assaltare una provincia, che loro mandassino mai fuora eserciti che passassino cinquantamila persone; ma per difendere la casa ne missero in arme contro ai Franciosi, dopo la prima guerra punica, diciotto centinaia di migliaia. Né arebbono potuto poi rompere quegli in Lombardia, come gli ruppono in Toscana; perché contro a tanto numero di inimici non arebbono potuto condurre tante forze sì discosto, né combattergli con quella commodità. I Cimbri ruppono uno esercito romano nella Magna, né vi ebbono i Romani rimedio. Ma come gli arrivarono in Italia, e che ei poterono mettere tutte le loro forze insieme, gli spacciarono. I Svizzeri è facile vincergli fuori di casa, dove ei non possono mandare più che un trenta o quarantamila uomini; ma vincergli in casa, dove ei ne possono raccozzare centomila, è difficilissimo. Conchiuggo adunque, di nuovo, che quel principe che ha i suoi popoli armati ed ordinati alla guerra, aspetti sempre in casa una guerra potente e pericolosa, e non la vadia a rincontrare: ma quello che ha i suoi sudditi disarmati, ed il paese inusitato alla guerra, se le discosti sempre da casa il più che può. E così l'uno e l'altro, ciascuno nel suo grado si difenderà meglio.

2-12 GUICCIARDINI

[S'egli è meglio, temendo di essere assaltato, inferire o aspettare la guerra.]

 

Se nel presente Discorso si trovano esempli assai nell'una e l'altra opinione, ci sono anche ragione assai che fanno el caso sí dubio, che non è di facile resoluzione, ed a volerlo bene deliberare ha bisogno di molte considerazione che sono state pretermesse dallo autore. Perché non basta sola quella distinzione: o io ho e' sudditi armati o e' sono disarmati; ma è necessario pensare piú oltre: o e' popoli miei sono fedeli o e' sono inclinati alle ribellione; o le terre sono forte o le sono debole; o io posso, ancora che io abbia la guerra in casa che mi consumi le entrate, in quanto al danaio sostenerla lungamente, o io non potrei reggerla. S'ha ancora a considerare le condizione dello inimico, cioè che milizia ha, che paesi, che entrate, che modo a sostenere la guerra in casa, che modo a farla fuora di casa; perché el governo e tutte le azione della guerra s'hanno sempre a regolare secondo le qualitá e progressi dello inimico. È ancora differenzia, quando io aspetto guerra da altri, el dire: io la porto a casa sua; el dire: io esco del mio paese e rincontro lo inimico fuori del paese suo (e questo è lo esemplo del re Ferrando). È differenzia el dire: io comincio la guerra in sul suo innanzi che lui l'abbia cominciata a me; a dire: io ho giá la guerra in casa, ma per constrignere lo inimico a partirsene io la comincio anche in sul suo; come fe' Scipione quando Annibale era in Italia, come fece Agatocle assediato da' cartaginesi, come e' fiorentini tante volte nelle guerre fatte loro da' Visconti. E quanto a questo ultimo caso io giudicherò sempre che chi ha la guerra in casa, se ha opportunitá nel tempo medesimo di cominciarla in quello dello inimico, lo debba fare; perché essendo cosa inaspettata, disordina tutti e' disegni dello inimico, ed ogni piccolo successo che vi abbia, lo constrigne a ritirarsi con tutte o con parte delle forze sue a difendere casa sua; ed interviene come de' remedi che usano questi fisici a curare le infermitá, tra' quali sempre la diversione è giudicata remedio potente e molto approvato. Resta la resoluzione degli altri casi, ne' quali procedendo per distinzione, dico che quando lo inimico da chi tu temi la guerra ha piú esercito e piú potenzia di te, che tu non puoi pensare di fargli la guerra in casa, perché bisognano molte forze e molte opportunitá a portare la guerra a casa di altri, le quali non sono cosí necessarie a chi fa la guerra in casa sua, perché si serve del favore del paese, de' sudditi e delle difficultá degli inimici, co' quali rimedi può andarsi temporeggiando; ed in questo grado era el re Ferrando, el quale non poteva mettere in campagna esercito pare a quello delli inimici. Ma quando tu ti senti e di gente e di danari e dell'altre opportunitá della guerra pari allo inimico, ed ordinato di quelle forze che sono necessarie a fare guerra in casa sua, io sarei inclinato a consigliare di non aspettare la guerra a casa propria, perché, vincendo, el premio è maggiore, potendoti portare quella vittoria facilmente lo acquisto del regno di altri; dove la vittoria in casa tua non ti porta altro che la liberazione del tuo stato; perdendo, el danno è minore, perché non perdi altro che quello esercito, ed hai piú tempo a rifarti; dove, perdendo in casa, se lo inimico accelera la vittoria, come potette fare Annibale a Canne, come a' tempi moderni Paolo Orsino a Ladislao, el duca Giovanni al re Ferrando, una giornata è bastante a farti perdere lo stato. Portando la guerra a casa lo inimico, hai giá disturbato el disegno suo di fare la guerra in casa tua, hai impedito le preparazione necessarie a questo effetto, in modo che, etiam vincendoti, ha bisogno di tempo e di nuovi ordini a venire a guerreggiarti in casa, il che ti dá spazio a riordinarti e rifarti. E tanto piú facilmente aderirei a questa conclusione, quanto io vedessi lo inimico non avere paese forte, o non avere sudditi fedeli, o condizionato lo stato in modo che facilmente si potessi disordinargli le entrate, o essergli difficile, se avessi una rotta, a rifarsi in breve spazio di tempo. Veggo che sempre e' romani quando potettono prevennono le guerre a casa altri, contro a Filippo re di Macedonia, contro a Antioco, contro a' cartaginesi; e quando non lo feciono furono malcontenti di non l'avere fatto. Né mi muove quello che dice lo scrittore, che se e' romani avessino avuto in tanto spazio di tempo quelle tre rotte in Francia che gli ebbono in Italia da Annibale, sarebbono sanza dubio stati spacciati; perché si pone uno caso impossibile, che chi ha una rotta in casa di altri, massime in luogo lontano, possi cosí subitamente doppo la prima rotta avervi rimandato l'uno doppo l'altro dua nuovi eserciti. E chi risolve bene el partito di fuggire la guerra in casa col portarla a casa di altri, vi va con tale fondamento che può cosí sperare di rompere lo inimico, come temere di essere rotto; altrimenti la aspetta in casa, come feciono e' romani da Annibale; e' quali essendo giá molti anni, come dice Livio, inesperti alla guerra, ed avendo la guerra con capitano e con soldati espertissimi, se furono rotti in casa, sarebbono forse molto piú facilmente stati nel principio della guerra rotti da lui in Spagna o in Africa.

INDICE