I "DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO" DI MACHIAVELLI E LE "CONSIDERAZIONI SUI DISCORSI DEL MACHIAVELLI" DI GUICCIARDINI

 

Vengono qui presentate le Considerazioni di Guicciardini sui Discorsi e, a riscontro, i capitoli da lui commentati dell'opera di Machiavelli. La versione integrale del testo di Machiavelli è disponibile nella biblioteca del "Progetto Manuzio".

 

Digitalizzazione dei testi: Claudio Paganelli e Marina De Stasio

Realizzazione del presente lavoro: Giuseppe D'Emilio

 

 

INDICE

1-1 Quali siano stati universalmente i princípi di qualunque cittá, e quale fusse quello di Roma
1-2 Di quante spezie sono le republiche, e di quale fu la republica romana
1-3 Quali accidenti facessono creare in Roma i tribuni della plebe, il che fece la republica piú perfetta
1-4 Che la disunione della plebe e del senato romano fece libera e potente quella republica
1-5 Dove piú sicuramente si ponga la guardia della libertá, o nel popolo o ne' grandi; e quali hanno maggiore cagione di tumultuare, o chi vuole acquistare o chi vuole mantenere
1-6 Se in Roma si poteva ordinare uno stato che togliesse via le inimicizie intra il popolo ed il senato
1-7 Quanto siano in una republica necessarie le accuse a mantenerla in libertade
1-8 Quanto le accuse sono utili alle republiche, tanto sono perniziose le calunnie
1-9 Come egli è necessario essere solo a volere ordinare una republica di nuovo, o al tutto fuor degli antichi suoi ordini riformarla
1-10 Quanto sono laudabili i fondatori d'una republica o d'uno regno, tanto quelli d'una tirannide sono vituperabili
1-11 Della religione de' romani
1-12 Di quanta importanza sia tenere conto della religione, e come la Italia, per esserne mancata mediante la Chiesa romana, è rovinata
1-14 I romani interpretavano gli auspizi secondo la necessitá, e con la prudenza mostravano di osservare la religione, quando forzati non la osservavano; e se alcuno temerariamente la dispregiava, punivano
1-16 Uno popolo, uso a vivere sotto uno principe, se per qualche accidente diventa libero, con difficultá mantiene la libertá
1-23 Che non si debbe mettere a pericolo tutta la fortuna e non tutte le forze; e per questo, spesso il guardare i passi è dannoso
1-24 Le republiche bene ordinate costituiscono premi e pene a' loro cittadini né compensono mai l'uno con l'altro
1-25 Chi vuole riformare uno stato anticato in una cittá libera, ritenga almeno l'ombra de' modi antichi
1-26 Uno principe nuovo, in una cittá o provincia presa da lui, debbe fare ogni cosa nuova
1-28 Per quale cagione i romani furono meno ingrati contro agli loro cittadini che gli ateniesi
1-29 Quale sia piú ingrato, o uno popolo o uno principe
1-30 Quali modi debbe usare uno principe o una republica per fuggire questo vizio della ingratitudine; e quali quel capitano o quel cittadino per non essere oppresso da quella
1-32 Una republica o uno principe non debbe differire a beneficare gli uomini nelle sue necessitadi
1-39 In diversi popoli si veggano spesso i medesimi accidenti
1-40 La creazione del decemvirato in Roma, e quello che in essa è da notare: dove si considera, intra molte altre cose, come si può o salvare, per simile accidente, o oppressare una republica
1-47 Gli uomini, come che s'ingannino ne' generali, nei particulari non s'ingannono
1-49 Se quelle cittadi che hanno avuto il principio libero, come Roma, hanno difficultá a trovare legge che le mantenghino: quelle che lo hanno immediate servo, ne hanno quasi una impossibilitá
1-58 La moltitudine è piú savia e piú costante che uno principe
1-60 Come il consolato e qualunque altro magistrato in Roma si dava sanza rispetto di etá
2-0 Nel proemio del secondo libro
2-10 I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è la comune opinione
2-12 S'egli è meglio, temendo di essere assaltato, inferire o aspettare la guerra
2-13 Che si viene di bassa a gran fortuna piú con la fraude che con la forza
2-14 Ingannansi molte volte gli uomini, credendo con la umilitá vincere la superbia
2-15 Gli stati deboli sempre fiano ambigui nel risolversi: e sempre le diliberazioni lente sono nocive
2-19 Che gli acquisti nelle republiche non bene ordinate, e che secondo la romana virtú non procedano, sono a ruina, non ad esaltazione di esse
2-24 Le fortezze generalmente sono molto piú dannose che utili
3-17 Che non si offenda uno, e poi quel medesimo si mandi in amministrazione e governo d'importanza
3-19 Se a reggere una moltitudine è piú necessario l'ossequio che la pena
3-24 La prolungazione degl'imperi fece serva Roma